Carità

Oggi vorrei condividere la mia riflessione fatta sulla lettera di San Paolo apostolo ai Filippesi (seconda lettura del giorno).

San Paolo ci invita a rimanere “unanimi e concordi” nelle nostre famiglie, nelle parrocchie, negli ambienti di lavoro, nelle compagnie perché sia la gioia, la carità, la pace e la felicità a regnare in tali ambienti.
Il detto che mi è venuto in mente è stato: siamo tutti sulla stessa barca.
E’ proprio così: è giusto andare d’accordo ed essere uniti, in particolare (prosegue San Paolo), “non fate nulla per rivalità o vanagloria”. Questo non vuol dire che non possano esserci dei litigi perché d’altronde siamo umani e non siamo perfetti; però è importante trovare un accordo, venirsi incontro perché si sta remando per arrivare alla medesima meta.
Provate a pensare ad un rematore che dice contro al suo compagno perché non rema abbastanza forte e per ripicca smette di remare; o peggio, rema più forte di lui perché vuole mettersi in mostra. Ecco come creare scompiglio tra le persone. E’ giusto venirsi incontro, anche tramite discussioni accese ma non tanto per imporre il proprio pensiero o giudizio, quanto per capire cosa c’è veramente sotto a certi pensieri, a certi giudizi, a certe calunnie. Fatto questo, si tornerà a vivere la propria vita con più gioia, con più rispetto e anche con più ammirazione.

San Paolo prosegue dicendo: “ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri”.
Immaginate di andare con i vostri amici al bowling: c’è chi vuole giocare a stecca, chi a bigliardino, chi a ping-pong e chi a bowling. Ora, se ognuno cerca il proprio interesse, il proprio divertimento, non si riuscirà a giocare assieme. Se invece si cerca l’interesse degli altri, si arriverà a mettersi d’accordo per giocare prima a stecca, poi a bigliardino, poi a ping-pong e infine a bowling e si terminerà la serata con una gioia e una felicità inaspettata. Perché? Perché oltre ad aver passato una serata divertente sarete andati incontro ai vostri amici e questi avranno gioito, condividendo con voi la medesima gioia.

Infine, l’ultimo pezzo che voglio commentare è il seguente:

“Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo la condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconoscibile come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte in croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome [...]“

Qui voglio considerare quelle persone che credono che Dio sia un’invenzione dell’uomo prendendo come presupposto la Terra e l’universo: dato che ci sono così tanti pianeti, così tante stelle, così tante galassie, perché mai il Creatore avrebbe creato soltanto l’uomo come essere superiore agli altri esseri viventi e avrebbe mandato il suo unico figlio a morire per noi?
Ebbene, proprio per le parole di San Paolo sopracitate. Dio innalza l’umile, Dio fa ultimi i primi, Dio fa grande il piccolo.
E’ risaputo che il nostro sistema solare è situato alla periferia della nostra galassia, la Via Lattea: eppure non era lo stesso per Betlemme nei confronti di Gerusalemme? Un piccolo villaggio che Dio ha scelto come culla per suo figlio.
Allora è qui che risiede il vero significato: le vie del Signore sono completamente differenti dalle nostre, così come lo è il Suo modo di vedere le cose. Per noi è grande ciò che viene esaltato; per Lui è grande ciò che è piccolo e che gli uomini non ritengono nemmeno degno di nota.

Questa lettera è molto forte e svela la vera natura di Gesù: ci fa capire l’importanza di essere umili, di considerare gli altri superiori a noi, di cercare l’interesse del prossimo e non soltanto il nostro, di andare veramente d’amore e d’accordo, di seguire la via che Gesù ci ha mostrato con la sua stessa vita.